Le capacità comunicative dei dentisti nella pratica

Tutti i disturbi sono degni di essere citati

Parlare. Il primo passo verso la fiducia.

È difficile accettarlo, ma solitamente alle persone non piace andare dal dentista. Buone doti comunicative e discussioni sui problemi minori della salute orale, come i denti sensibili, possono aiutare i pazienti a sentirsi più a loro agio.

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Mostrare il proprio interesse

Secondo la dentista newyorkese dott.ssa Liz Mitrani, dovrebbe essere scontato che i pazienti ritengano che il loro dentista di fiducia sia bravo nel suo lavoro. Per pensare però di avere un dentista eccezionale, secondo la dottoressa, è necessario che questo coltivi la relazione con il paziente. “Voglio che i miei pazienti sappiano che mi importa di loro e che desidero aiutarli davvero”, spiega.Riconosce tuttavia che, per alcuni pazienti, lo studio dentistico può essere un ambiente stressante. Dai dati emerge che circa una persona su cinque prova un livello di ansia da moderato a alto1: una ragione in più per farli sentire a loro agio! Il suo consiglio è cercare di creare un ambiente nel quale il paziente si senta abbastanza sicuro da parlare liberamente. Un modo per farlo è iniziare a discutere di problemi relativi alla salute orale che solitamente sono ritenuti minori, come l’ipersensibilità dentinale (DH). “Il paziente potrebbe pensare che la sensibilità sia un problema di poco conto e che sia inutile parlarne, ma io voglio assicurargli che è utile parlare di ogni sua preoccupazione”, afferma la dott.ssa Mitrani. La dott.ssa Koula Asimakopoulou, Reader in Health Psychology al King’s College di Londra, ritiene che attraverso la DH i dentisti possano mostrare empatia verso i pazienti. “Empatia significa sapersi mettere nei panni del paziente e vedere il mondo dal suo punto di vista; in questo caso, se la condizione non è fonte di gravi problemi, essere empatici dovrebbe essere abbastanza semplice“.

La percezione errata di una condizione episodica, e non cronica

Un tema delicato

Nonostante i dati dimostrino che una persona su tre soffre di DH, secondo l’esperienza personale della dott.ssa Mitrani circa la metà dei pazienti ne è affetta.2 Questa elevata incidenza fa sì che la DH sia un problema da non sottovalutare, tanto per il paziente quanto per il dentista. “La sensibilità provoca un dolore vero, è una sensazione reale”, dice. “Credo che i pazienti abbiano paura che si tratti di un problema grave, oltre al fatto che la sensazione provoca loro fastidio.”

Esiste poi la paura che la condizione possa progredire. “I pazienti pensano: “Ahi, il mio nervo!” E la mente va subito a un interessamento dei canali radicolari”, aggiunge. Riuscendo a consigliare una soluzione alla DH semplice come cambiare dentifricio, l’interazione tra dentista e paziente può diventare rassicurante e instillare fiducia. “Il dentifricio lo usano in qualsiasi caso, perciò non si sta chiedendo di adottare un nuovo regime o una nuova routine di igiene orale.”

Tuttavia, fare fronte ai sintomi è solo una parte della soluzione. La DH è una condizione cronica, ma i pazienti potrebbero non percepirla come tale. “Non credo i pazienti la vedano come acuta o cronica”, spiega la dott.ssa Mitrani. “Si tratta solo di un problema che occasionalmente provoca dolore. “Ho bevuto una bevanda calda o fredda e questa è stata la conseguenza.” Solitamente lo vedono come un disturbo episodico.”

Aiutare i pazienti a capire che è una condizione cronica perpetuata dai loro comportamenti e abitudini è importante secondo lei. “Se non limitiamo o eliminiamo certe abitudini, meccaniche o alimentari, come pure il reflusso e altri problemi sistemici, la progressione è inevitabile. Dobbiamo agire alla fonte per produrre un cambiamento.”

Incoraggiare i pazienti a modificare i comportamenti ha vantaggi anche per i dentisti, secondo la dott.ssa Asimakopoulou: “Se un dentista si mostra attento ed empatico a proposito di una semplice modifica comportamentale, probabilmente si troverà in una posizione migliore per poter affrontare anche cambiamenti futuri più complessi, perché avrà una relazione migliore con il paziente.”

“Discutere di una condizione che i pazienti considerano lieve e che magari loro non affronterebbero, dà loro la possibilità di parlare”

Esperti di empatia

Parliamone

Quando si parla di DH è possibile usare principi comunicativi come domande aperte, linguaggio semplice, ripetizione delle parole dei pazienti, rassicurazione, empatizzazione e richiesta di chiarimenti nel corso della conversazione.

Sollevare il problema della DH e dare al paziente la possibilità di parlarne aiuta anche a legittimare la condizione. “Discutere di una condizione che i pazienti considerano lieve e che magari non affronterebbero neanche, dà loro la possibilità di parlare”, spiega la dott.ssa Mitrani.

Consiglia di iniziare la visita partendo da zero e dando al paziente la possibilità di esprimere qualsiasi preoccupazione. Chiedere al paziente se c’è qualcosa in particolare di cui vuole discutere o sui cui si vuole concentrare all’inizio del consulto gli permette di parlare di ciò che ritiene importante, prima di passare alla parte pratica della visita con indagini diagnostiche e procedure. “Non chiedete: “Quello che le ho consigliato funziona?” perché è una domanda che chiude la conversazione”.

Anche il linguaggio è importante. Nonostante il termine corretto sia “ipersensibilità dentinale”, i pazienti potrebbero parlare di “sensibilità” o “denti sensibili.” “Prestate attenzione alla descrizione del paziente. È così che interpreta la situazione e questa è la sua verità”, consiglia la dott.ssa Mitrani.

Date spiegazioni e chiedete se ci sono domande o se è il caso di segnare per iscritto le informazioni date. Non bisogna dimenticarsi del linguaggio del corpo. La dottoressa usa stimoli visivi per “dimostrare che voglio ascoltare ciò che il paziente sta dicendo”.

È importante anche sapere come concludere una conversazione. “Voglio un esito positivo. Il paziente si fiderà di più se si sente compreso e accoglierà favorevolmente i miei consigli su dentifricio, trattamenti e procedure.” Nella sua pratica, la dott.ssa Mitrani offre anche un’ultima possibilità di fare qualsiasi domanda oppure parla del più e del meno mentre accompagna il paziente verso l’uscita.

Conclusioni

Riservare del tempo alla discussione sulla DH durante le visite può mettere il paziente a suo agio e legittimare un problema facilmente gestibile con una semplice sostituzione del dentifricio.

Consiglio comunicativo3,4

I consigli della dott.ssa Mitrani per parlare di DH durante le visite

Porre, ove possibile, domande aperte e non chiuse(per invitare a esprimersi senza dare l’impressione che esistano risposte giuste e sbagliate) 

“C’è qualcosa su cui si vorrebbe concentrare oggi?”

“Come la posso aiutare?”

“C’è qualcosa che la disturba?” 

“Le capita mai di aspettare che una bevanda fredda arrivi a temperatura ambiente, o che una bevanda calda si raffreddi, prima di berla?”

“Si accerta che il cibo non entri in contatto con determinati denti?”

Ascoltare attivamente (mostrare comprensione e dare risposte che soddisfino le esigenze del paziente)

Ascoltare cosa dice dopo l’incontro con l’igienista: parla di sensibilità? 

Prestare attenzione al linguaggio del corpo – far vedere che si vuole ascoltare ciò che il paziente ha da dire

Usare un linguaggio semplice e non tecnico

Dire “sensibilità”, non “ipersensibilità dentinale”

Adottare lo stesso linguaggio usato dal paziente per descrivere come si sente (fitta, dolore lancinante, male...)

Chiarire le informazioni e assicurarsi che il paziente le abbia comprese

“Tendo sempre a dare tante informazioni. Posso in qualche modo aiutarla a capire meglio un concetto, oppure vuole che metta qualche informazione per iscritto?”

“Ha domande?”

“Non si preoccupi se perde qualche informazione” 

Rendere le frasi più comprensibili

“È un problema molto comune, non è l’unico!”

“Anche io ho sofferto di sensibilità”  

Evitare il passivo (consigliare azioni semplici)  “Può provare una cosa molto semplice: cambi dentifricio”
Rassicurare il paziente

“È del tutto normale”

“Credo che possiamo aiutarla”

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